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Reed Jobs preferisce parlare di curare il cancro che del suo cognome

Reed Jobs è una personalità affabile, chiacchierone, autoironico, incline a metafore videoludiche e palesemente innamorato del proprio lavoro. Sebbene non desideri soffermarsi sul suo legame familiare con Steve Jobs, non è nemmeno reticente a riguardo. Quando gli è stato chiesto se stesse usando un MacBook per una recente videochiamata, la sua risposta è stata immediata: “Stai scherzando?”. La sua vera passione, e ciò di cui preferisce parlare, è Yosemite, la sua società di venture capital focalizzata sull’oncologia, lanciata nel 2023.

Yosemite si distingue per un approccio unico: costruire aziende biotecnologiche da zero, partendo dalla ricerca accademica di base. Utilizza un mix di filantropia senza vincoli e capitale di rischio tradizionale, puntando a de-rischiare idee innovative ancora in fase embrionale nei laboratori universitari. Tre anni dopo il lancio, Jobs è ambizioso nel trasformare Yosemite in un attore di primo piano, spinto non solo dal desiderio di successo ma anche dalla rapida espansione delle opportunità generate dall’incontro tra l’intelligenza artificiale e la scoperta di farmaci e la progettazione di studi clinici. La società ha recentemente annunciato il primo closing del suo secondo fondo, puntando a 350 milioni di dollari per proseguire questa missione.

Tra le aziende in portafoglio di cui è più orgoglioso ci sono Azalea, nata da una sovvenzione al laboratorio di Jennifer Doudna e ora in fase clinica, e Quarry, sviluppata con il fondatore seriale Craig Crews. Quest’ultima si basa su un nuovo approccio terapeutico chiamato “prossimità indotta”, dove un farmaco agisce trascinando fisicamente una proteina patogena vicino al sistema di degradazione della cellula, anziché bloccarla direttamente. Circa un terzo dei fondi di Yosemite è destinato alla creazione di nuove aziende, mentre il resto supporta iniziative esistenti. Inoltre, il 2,5% degli asset in gestione del fondo, più un milione di dollari annui dalle commissioni di gestione, è destinato a un fondo di donazione senza vincoli.

Yosemite si concentra esclusivamente sull’oncologia, che rappresenta il 40% del settore biotech. La sua capacità distintiva risiede nella creazione di nuove aree della medicina prima che altre aziende vi arrivino, pionierando settori come l’editing epigenetico e la consegna sicura di geni a cellule specifiche. Questo approccio è particolarmente prezioso in un momento in cui il panorama degli investimenti biotech si è evoluto positivamente: tassi di interesse più favorevoli e la scadenza massiva dei brevetti farmaceutci, unita a riserve di liquidità record post-pandemia, hanno alimentato un’ondata di acquisizioni e successi significativi, come l’acquisto di Kelonia da parte di Eli Lilly per 7 miliardi di dollari. Successi come quello di Revolution Medicines nel raddoppiare l’aspettativa di vita per una forma comune di cancro al pancreas dimostrano il rapido progresso del settore.

L’intelligenza artificiale, in particolare, sta rivoluzionando la scoperta di farmaci e gli studi clinici. Sebbene i contesti ospedalieri americani siano tecnologicamente arretrati, l’IA può già migliorare l’efficienza in ambiti come i call center di emergenza, le cartelle cliniche elettroniche, la radiologia e la patologia. Jobs vede un potenziale enorme nell’IA per gli studi clinici, che rappresentano il costo e la perdita di tempo maggiori nello sviluppo di farmaci. Utilizzando bracci di controllo sintetici generati da computer, si potrebbe dimezzare il numero di pazienti necessari e accelerare drasticamente i tempi delle sperimentazioni. Nel campo della scoperta di farmaci, l’IA sta democratizzando la scienza e accelerando il lavoro di routine, ma soprattutto, sta consentendo di colpire “tasche” proteiche finora inaccessibili, rendendo trattabili bersagli prima considerati “undruggable” come il KRAS, una proteina mutata in molti tumori.

Tra i bersagli più ambiziosi perseguiti dalle aziende di Yosemite c’è il p53, un gene soppressore tumorale che è il più frequentemente soppresso nei tumori umani. Se si riuscisse a riattivarlo o a colpire le sue forme mutate, si aprirebbe una via cruciale per combattere il cancro. Tra le aziende in portafoglio, Tune Therapeutics è all’avanguardia nell’editing epigenetico per l’epatite B, che colpisce oltre 250 milioni di persone ed è una causa primaria di cancro al fegato. Histosonics, invece, rappresenta una rara incursione di Yosemite nel campo dei dispositivi medici, utilizzando l’istotripsia, una terapia non invasiva, per distruggere i tumori epatici e pancreatici.

Con quasi 25 aziende nel portafoglio, Yosemite accetta che non tutte avranno successo, data la natura pionieristica della ricerca. Jobs consiglia ai fondatori di considerare le grandi aziende farmaceutiche come partner chiave ma con obiettivi in evoluzione. Yosemite mantiene una “porta aperta” per i fondatori, valutando le proposte basandosi unicamente sul merito scientifico dell’idea, indipendentemente dal curriculum o dal titolo dei proponenti, e accogliendo ogni modalità terapeutica che possa influire sui pazienti oncologici. La narrazione è un aspetto cruciale, e spesso è affidata a un CEO professionalizzato che affianca il fondatore accademico.

La più grande sorpresa di Jobs negli ultimi tre anni è stata la nascita della prima azienda farmaceutica da mille miliardi di dollari, Eli Lilly, grazie ai farmaci GLP-1. Questi farmaci non solo sono best-seller mondiali, ma mostrano anche primi segni di protezione contro malattie neurodegenerative e cancro, indipendentemente dalla perdita di peso. Ciò ha riacceso l’interesse e i capitali verso grandi aree di malattia precedentemente trascurate. Geni come KRAS, Myc, beta-catenina e p53, a lungo considerati imprendibili, ora sembrano a portata di mano, accelerando il progresso di Yosemite a un ritmo inaspettato.

Sul fronte dell’industria della longevità, Jobs esprime una prospettiva più cauta. Sebbene l’invecchiamento sia un tema a lui caro, ritiene che non esista ancora una “grande teoria unificata” dell’invecchiamento, e che il processo sia differenziato tra i vari tipi di cellule, rendendo difficile trasformare la longevità in un business universale.

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