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Dentro il Festival Luddista che cavalca la rabbia della Gen Z contro le Big Tech

Una domenica sera nel cuore di Tompkins Square Park, nell’East Village di New York City, centinaia di persone si sono riunite davanti a un’imponente sagoma di cartapesta. Rappresenta il volto coronato di una donna, fondale di uno spettacolo teatrale che, con le sue tende a forma di abito, permette agli attori di muoversi agilmente sul palco. Questo è il palcoscenico di “Luddite Recreations”, uno degli eventi di apertura di “Summer of Ludd” (Estate dei Luddisti), una settimana dedicata alla disconnessione digitale e al rafforzamento della comunità.

Lo spettacolo porta in scena la storia del movimento Luddista, un gruppo di artigiani e lavoratori tessili inglesi che all’inizio della Rivoluzione Industriale si opposero strenuamente all’introduzione delle macchine, vedendo la loro resistenza al progresso tecnologico e allo spostamento dal proprio lavoro repressa con violenza dalla monarchia britannica. Il “Summer of Ludd” si propone di recuperare questo spirito, invitando i partecipanti a spegnere i telefoni e a impegnarsi in attività comunitarie come imparare a flirtare offline, riparare oggetti o addirittura combattere contro i centri dati.

L’energia è palpabile e artigianale, richiamando alla mente la produzione entusiasta di uno spettacolo scolastico. Un piccolo gruppo orchestrale, i cui membri indossano abiti che celebrano l’orgoglio LGBTQ+, è posizionato a lato del palco. Dietro di loro, un tavolo espone una decina di fanzine artigianali, che spaziano da guide su come liberarsi da Spotify al ruolo della tecnologia di sorveglianza nelle scuole, fino a critiche aperte all’intelligenza artificiale generativa con titoli come “Why GenAI Sucks”.

All’inizio della rappresentazione, l’attore che interpreta Lord Byron, il celebre poeta britannico sostenitore del movimento Luddista, ha impartito al pubblico di circa trecento persone le regole fondamentali per l’intera settimana: essere presenti, e tassativamente vietato l’uso di telefoni, registrazioni o fotografie. Questo approccio è la chiave di volta dell’evento: nessuna delle iniziative del “Summer of Ludd”, inclusa la rappresentazione teatrale, è stata pubblicizzata online. Manifesti nel quartiere dichiarano “solo nella vita reale!”, e libretti con il programma completo sono stati distribuiti in spazi comunitari della zona.

La scoperta dell’evento è avvenuta in un modo del tutto serendipico e offline. All’inizio di giugno, mentre si riparava da un temporale estivo all’interno del Museum of Reclaimed Urban Space, un piccolo spazio che documenta la storia dell’attivismo nel quartiere, il giornalista ha trovato il libretto del “Summer of Ludd” tra altre fanzine, poster e opuscoli. Ed è così che, con il telefono ben riposto, il taccuino in mano e il programma dello spettacolo, si è immerso nell’esperienza.

Gli eventi del “Summer of Ludd” continueranno fino al 5 luglio, con la maggior parte delle iniziative principali concentrate a Tompkins Square Park. Il programma include anche un picnic in spiaggia per il 4 luglio e altri appuntamenti in luoghi vicini nell’East Village, promettendo una settimana di disconnessione e connessione umana.

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