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La Francia registra il suo primo pirocumulonembo in assoluto tra incendi da record.

La Francia è alle prese con un fenomeno senza precedenti nella regione: le nubi di fuoco. Segno dell’intensità degli incendi che divampano e di come il cambiamento climatico stia aumentando la probabilità della loro comparsa, queste formazioni atmosferiche rappresentano una nuova e temibile sfida per i vigili del fuoco. Un’ondata di incendi ha travolto Francia e Spagna, costringendo centinaia di migliaia di persone alla fuga.

I vigili del fuoco in prima linea stanno affrontando quella che un portavoce dell’associazione francese dei pompieri ha definito all’AFP una “impossibilità operativa”, ovvero una “forza naturale al di là del nostro controllo”. A riprova di quanto gli incendi siano fuori controllo in Francia, basta guardare i cieli dove le fiamme hanno, in alcuni casi, creato un proprio clima.

Per formare una nube di fuoco – che i meteorologi chiamano pirocumulonembo o, con un nome ancora più evocativo, cumulonembo flammagenito – è necessario innanzitutto un calore intenso, di cui gli incendi dispongono in abbondanza. Altrettanto importanti sono le condizioni di siccità vicino al suolo e quelle fresche e relativamente umide in alta atmosfera. Mentre il fumo surriscaldato si innalza per chilometri sopra le fiamme e nell’atmosfera più fredda, il vapore acqueo si condensa attorno alle particelle di cenere per formare goccioline d’acqua. Man mano che l’aria continua a salire, queste goccioline d’acqua diventano infine cristalli di ghiaccio.

A questo punto, fumo e goccioline d’acqua hanno creato una nube, ma purtroppo una che è improbabile fornisca molto sollievo sotto forma di pioggia. Al contrario, queste imponenti nubi di fuoco possono scatenare fulmini capaci di innescare nuovi incendi e generare potenti correnti discendenti che raggiungono il suolo, alimentando ulteriormente le fiamme. Nel loro stato peggiore, le nubi pirocumulonembo possono persino generare tornado.

Le nubi pirocumulonembo sono state documentate negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, tra una manciata di altre località. Ma fino ad ora non c’erano nubi di fuoco documentate in Francia. Sebbene il paese non sia estraneo agli incendi boschivi, le dimensioni e la ferocia degli incendi di quest’estate sono ben al di fuori della norma.

La scorsa settimana è stata la più distruttiva per gli incendi in Francia negli ultimi vent’anni, secondo i dati del Sistema Europeo di Informazione sugli Incendi Forestali (EFFIS). Ha più che raddoppiato il record precedente per quel periodo, che coincide con la disponibilità di dati satellitari accurati. Non si tratta nemmeno di una settimana isolata: finora sono stati bruciati oltre 220.000 acri in tutto il paese, sei volte la media annuale. Si tratta di 61.000 acri in più rispetto al precedente record annuale.

Se questo suona come un trend familiare, purtroppo lo è. La combustione di combustibili fossili ha riscaldato il pianeta, rendendo gli incendi esplosivi più comuni e distruttivi in tutto il mondo. Uno studio del 2024 ha rilevato che l’incidenza degli incendi estremi a livello globale è più che raddoppiata dal 2003 al 2023. Sei dei sette anni più estremi si sono verificati dal 2016.

Dopo una leggera tregua nel fine settimana con un calo delle temperature, queste sono destinate a risalire oltre i 40 gradi Celsius in Francia e i 42 gradi Celsius in Spagna entro la fine di questa settimana. Ciò significa che i vigili del fuoco dovranno fare i conti con condizioni meteorologiche estreme che favoriscono gli incendi, inclusa la possibilità di nubi generate dalle fiamme stesse.

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