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La storica Jill Lepore afferma che la Silicon Valley legge male la fantascienza e mina la democrazia

Jill Lepore: I Colossi Tech Minacciano la Democrazia, un Ritorno alla Tirannia degli Algoritmi

Nel suo prossimo libro, “The Rise and Fall of the Artificial State” (Ascesa e Caduta dello Stato Artificiale), Jill Lepore, storica di Harvard e scrittrice del New Yorker, vincitrice del Premio Pulitzer per la sua storia della Costituzione degli Stati Uniti, lancia un severo avvertimento: le aziende tecnologiche stanno sempre più sostituendo le funzioni del governo democratico. Questo cambiamento, sostiene Lepore, segna “un ritorno alla tirannia e alla mistificazione sotto forma di governo basato su algoritmi, corporazioni e macchine”.

Intervenuta di recente nel podcast Equity di TechCrunch, Lepore ha approfondito la sua descrizione dello “stato artificiale”, definendolo una forma di stato che sta rimpiazzando lo stato-nazione democratico-liberale negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Non è solo un costrutto reale, ma anche un’idea, la cui genesi e il cui inevitabile fallimento sono tracciati nel suo libro anche attraverso la lente della fantascienza.

La studiosa tiene a chiarire di non essere “anti-tecnologa”, essendo peraltro sposata con un informatico. Il suo “problema,” insiste, risiede piuttosto nel modo in cui le corporazioni private hanno progressivamente assunto le funzioni dello stato. Nessuno ha acconsentito a questa trasformazione, che è avvenuta in modo graduale e spesso accidentale, prima negli Stati Uniti e poi in molti stati-nazione globali. Inizialmente mosse da intenzioni di efficienza e velocità, queste innovazioni si sono trasformate negli ultimi 20-25 anni in una vera e propria “usurpazione” deliberata del ruolo dello stato-nazione.

Lepore osserva che molti dei leader carismatici o meno della Silicon Valley – in particolare Elon Musk – sembrano condurre verso un futuro tratto da interpretazioni errate della fantascienza pulp e dei fumetti. Eppure, le predilezioni di Musk, secondo la storica, “sconfiggono e sfidano completamente tutte le sue convinzioni politiche”.

La critica di Lepore si estende alla narrazione che circonda l’avanzamento tecnologico. Ricorda lo spot della Apple del 1984, che presentava il Macintosh come strumento di liberazione personale contro il totalitarismo dei mainframe. “Era pubblicità intelligente,” commenta, dubitando che Apple credesse realmente nella capacità del personal computer di migliorare la cittadinanza. La stessa cosa è accaduta con Twitter: inizialmente un progetto giocoso, è stato poi cooptato dai politici e presentato, in modo "oggettivamente lontano dalla verità," come una "agorà in tasca" che migliora le democrazie, mentre in realtà distorceva il dibattito pubblico.

Lepore è convinta che lo stato artificiale nella sua forma attuale sia “incompleto e destinato al fallimento”. Questo fallimento è previsto anche nella fantascienza che analizza, dove la tensione tra lo stato artificiale e il mondo naturale è centrale. Per costruire e far funzionare uno stato artificiale e governare gli umani al suo interno, è necessario alienarli dal mondo naturale e distruggerlo, ma lo stato artificiale ha comunque bisogno delle risorse naturali per sopravvivere.

Sebbene sia una storica e non una politica o una futurista, Lepore suggerisce che la sconfitta dello stato artificiale potrebbe assomigliare a un ripristino della democrazia. Cita le proteste locali contro i data center come esempi di persone che si oppongono a decisioni prese senza il loro consenso. Sottolinea l’importanza che il funzionamento democratico rimanga intatto affinché i cittadini possano rispondere alle malefatte dei loro rappresentanti.

La sua riflessione nasce in parte da un articolo di oltre dieci anni fa per il New Yorker, in cui criticava l’idea di Clayton Christensen sull’"innovazione dirompente." Lepore ribadisce la sua posizione: la considera una teoria della storia basata su un uso inaccettabile delle prove e priva di un’adeguata comprensione di come avvenga il cambiamento. Auspica un maggiore dialogo tra storici e tecnologi, non solo per impartire lezioni, ma per una vera conversazione sulle conseguenze e le salvaguardie necessarie di fronte alle nuove tecnologie, come è avvenuto storicamente con l’avvento dell’automobile.

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