Come Elizabeth Holmes ha raggirato WIRED—e tutti gli altri
Elizabeth Holmes, la fondatrice di Theranos, l’azienda di test del sangue travolta dallo scandalo delle frodi, fece il suo debutto sulla stampa nazionale nel 2013. Il Wall Street Journal le dedicò un articolo nella sezione Opinion, intitolato “A Drop of Blood, an Instant Diagnosis”. L’autore, Joseph Rago, un giornalista insignito del Premio Pulitzer, si dichiarava colpito dalla prospettiva di un maggiore controllo individuale sulla propria salute. George Shultz, già Segretario di Stato e membro del consiglio di amministrazione di Theranos, arrivò a paragonare Holmes a “il prossimo Steve Jobs o Bill Gates”.
Entro il 2014, Holmes era diventata la più giovane miliardaria di sempre, in un’epoca in cui il successo dell’industria tecnologica era in pieno fermento, con l’ascesa di iPhone, Tesla, Airbnb e Twitter. La visione di Theranos, che proponeva un approccio innovativo della Silicon Valley applicato alla medicina, risuonava particolarmente con la filosofia di riviste come WIRED. L’idea che gli individui potessero assumere il controllo della propria salute tramite tecnologia all’avanguardia e accesso ai dati trovava in Theranos una validazione.
Una redattrice di WIRED, Caitlin Roper, intravedendo una storia nel progetto Theranos e nella figura di Holmes, si recò a intervistarla. Ne scaturì un’influente intervista-domanda-risposta intitolata “One Drop, Infinite Data: How Elizabeth Holmes Built a Better Blood Test”, che contribuì significativamente a plasmare l’immagine pubblica di Holmes e dell’azienda, pubblicata nel numero di marzo 2014 della rivista.
Nei mesi successivi, altre importanti pubblicazioni seguirono l’esempio: Fortune dedicò a Holmes una copertina, mentre il New Yorker le dedicò un approfondito profilo. Nell’ottobre 2015, Inc. la mise in copertina, etichettandola come “la prossima Steve Jobs”. Solo un paio di settimane più tardi, tuttavia, il Wall Street Journal pubblicò un nuovo articolo su Theranos, questa volta a firma del reporter John Carreyrou. Il titolo, ingannevolmente modesto, recitava: “Theranos Has Struggled with Blood Tests”.
Quel servizio giornalistico svelò la verità: i test del sangue rapidi e accurati erano una simulazione, la tecnologia innovativa semplicemente non esisteva. Walgreens, un partner commerciale di rilievo, rescisse immediatamente il suo accordo con Theranos. Si trattava di una vera e propria truffa. Un nuovo film documentario, in uscita questa settimana, segue Elizabeth Holmes nelle settimane che hanno preceduto la sua incarcerazione.
