“Blade Runner 2099”: i risvolti positivi della presa di potere replicante
Blade Runner 2099, la nuova serie attesa per il 25 novembre, si distingue nettamente dai suoi predecessori, ribaltando le dinamiche consolidate della celebre saga. In questo futuro distopico del 2099, i replicanti non sono più i servi bensì i padroni, con gli umani relegati ai lavori umili che un tempo svolgevano le loro controparti sintetiche. Ambientato 80 anni dopo il Blade Runner originale e 50 anni dopo Blade Runner 2049, lo show segue le vicende di Olwen (interpretata da Michelle Yeoh), una Blade Runner replicante incaricata di dare la caccia ad agenti ribelli.
Nel corso della sua missione, Olwen si trova a fare squadra con Cora, interpretata da Hunter Schafer, un’umana che finge di essere una replicante per sopravvivere in questo nuovo ordine mondiale.
La creatrice Luisa è consapevole che questa visione distopica possa risultare inquietantemente familiare. Interrogata sulla sua scelta di affrontare il franchise, ha osservato come negli ultimi decenni “il presente abbia raggiunto i film”, con megacorporazioni e collasso ambientale divenuti realtà in modi impensabili nel 1982. L’obiettivo del suo Blade Runner è mostrare cosa accade in un mondo post-rivoluzione, senza “concentrarsi sulle paure con cui stiamo vivendo adesso”.
Ciò non significa che Blade Runner 2099 sia interamente un racconto distopico. Per Luisa, la serie mira a evidenziare gli “aspetti positivi” di un mondo gestito dai replicanti. Per fare ciò, riprende alcune delle tematiche ambientali toccate nel film di Denis Villeneuve, che mostrava un pianeta devastato dall’attività umana. Blade Runner 2099 ritrae un mondo che i replicanti stanno cercando di salvare dall’orlo del collasso ecologico, utilizzando le abilità acquisite mentre lavoravano per gli umani. “Sono in grado di riabilitare il pianeta”, afferma Luisa.
Blade Runner 2099 ha anche offerto a Hunter Schafer l’opportunità di mostrare le sue doti da eroina d’azione, qualcosa che non aveva mai fatto prima e che la sua co-star, Michelle Yeoh, ha praticato per decenni. Schafer si è lanciata subito, correndo e tuffandosi sullo schermo fin dal pilot. Per le scene di combattimento, tuttavia, ha ricevuto un prezioso aiuto da Yeoh. “È stato davvero fisicamente impegnativo”, ha dichiarato Schafer durante la conferenza WIRED. “Mi sono sentita così fortunata ad avere Michelle Yeoh, che è la fottuta maestra, come partner di scena.”
Ma tornando all’ombra proiettata dall’adattamento originale di Ridley Scott del romanzo di Philip K. Dick, “Il Cacciatore di Androidi”. Oltre ad essere un classico della fantascienza, ha creato un modello completamente nuovo per la narrativa distopica, caratterizzato da un tono cupo e riflessivo. Luisa insiste che nella sua versione c’è un po’ più di speranza, e si augura che il pubblico lo percepisca. Vuole anche che gli spettatori sappiano che i replicanti non sono gli stessi bot di intelligenza artificiale su cui gli umani sono ossessionati nel 2026. “Sono più simili a noi”, ha detto. “Per l’IA, semplicemente non ho la stessa simpatia.”
