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Sony intenta un’altra causa contro il generatore musicale AI Udio

Sony ha intentato una nuova azione legale contro il generatore di musica basato sull’intelligenza artificiale Udio, in un contenzioso separato rispetto a quello avviato nel 2024 insieme ad altre importanti etichette discografiche. La nuova accusa, secondo Music Business Worldwide, riguarda l’utilizzo non autorizzato di 30.117 registrazioni protette da copyright, impiegate da Udio per addestrare i suoi modelli.

Il colosso della musica aveva tentato di aggiungere queste registrazioni alla sua denuncia originale, ma la richiesta è stata respinta dal tribunale il 29 giugno. Tuttavia, la corte ha precisato che “i querelanti hanno il diritto di cercare di fermare la violazione e recuperare i danni per tutte le opere protette da copyright”, suggerendo di fatto l’apertura di un nuovo procedimento. Tra le canzoni coinvolte, secondo una copia ottenuta da The Verge, figurano brani molto noti di artisti del calibro di Alicia Keys, Dolly Parton, Elvis Presley, Beyoncé, Bob Dylan, Britney Spears e Michael Jackson.

Nella nuova denuncia, Sony accusa Udio di aver ottenuto le registrazioni audio per l’addestramento dei modelli attraverso lo “strappo” (ripping) da YouTube. Udio aveva precedentemente ammesso di aver utilizzato dati audio provenienti dalla piattaforma video per i suoi modelli, sostenendo però che tale pratica rientrasse nel concetto di “fair use”.

Mentre Universal e Warner, che avevano originariamente citato in giudizio Udio insieme a Sony, hanno già raggiunto accordi di licenza con il generatore di musica AI, Sony rimane l’unica a non aver stretto un’intesa. Nelle sue nuove carte processuali, Sony ha scritto che l’adozione “tardiva delle licenze da parte di Udio non fa che sottolineare l’illegalità della sua decisione di copiare le registrazioni sonore protette da copyright [di Sony e di altre etichette], senza licenza, fin dall’inizio”. Sony chiede ora un processo con giuria e risarcimenti per danni previsti dalla legge, che possono arrivare fino a 150.000 dollari per ogni opera violata.

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