Questa Coppa del Mondo: più grande non significa per forza migliore
Il Mondiale di calcio del 2026, che si svolgerà tra Stati Uniti, Canada e Messico, si preannuncia come un torneo di proporzioni senza precedenti, ma porta con sé sfide logistiche e finanziarie significative, destinate a testare i limiti dell’espansione sportiva. Le vastissime distanze tra le città ospitanti e gli ingenti investimenti in sicurezza stanno sollevando interrogativi sulla sostenibilità economica e operativa dell’evento.
Si prevede che un visitatore medio negli Stati Uniti spenda circa 5.400 dollari, una cifra ben superiore ai 720-2.500 dollari spesi dai visitatori in Qatar nel 2022. Tuttavia, le distanze colossali tra le città ospitanti presenteranno sfide logistiche e finanziarie uniche per tifosi e squadre. A differenza dei tornei precedenti, come quello in Qatar nel 2022 o in Russia nel 2018, che offrivano trasporti pubblici gratuiti e infrastrutture concentrate, l’edizione del 2026 renderà i voli l’unica opzione praticabile per gli spostamenti.
Secondo Anagnostopoulos, esperto del settore, questo comporta “implicazioni reali in termini di emissioni di carbonio e costi”. La necessità di prenotare voli al posto di metro o taxi sta già influenzando la domanda di alloggi, con gli hotel statunitensi che segnalano prenotazioni inferiori alle aspettative. “La scala non garantisce l’affluenza,” avverte Anagnostopoulos.
La vasta portata del torneo impone un massiccio investimento nella sicurezza da parte degli organizzatori e delle città ospitanti, dovendo affrontare minacce che in passato non sarebbero state prese in considerazione. Il governo federale degli Stati Uniti ha stanziato 625 milioni di dollari in sovvenzioni per le città ospitanti per affrontare le questioni di sicurezza, a cui si aggiungono oltre 200 milioni di dollari dal Dipartimento per la Sicurezza Interna per l’acquisto di tecnologia anti-drone, evidenziando l’aumento dell’accesso ad armi tecnologiche da parte di attori ostili.
In Canada, le autorità federali hanno emesso circa 104 milioni di dollari in sovvenzioni per Vancouver e Toronto. Questo porta il totale dei fondi pubblici erogati solo in Canada e negli Stati Uniti a quasi 1 miliardo di dollari, cifra che rappresenta probabilmente solo una frazione dei costi reali per garantire la sicurezza del torneo. La dimensione e la natura transfrontaliera dell’evento hanno fatto lievitare i costi. Leo Levit, presidente di Onvif, un’organizzazione per la standardizzazione dei prodotti di sicurezza fisica, sottolinea che la sfida non è solo il numero di sistemi coinvolti, ma la loro capacità di scambiare informazioni in modo efficiente attraverso molteplici giurisdizioni e ecosistemi tecnologici.
I numeri narrano la storia di un torneo che fatica sotto il peso della sua stessa ambizione. Non è ancora chiaro se questi investimenti si tradurranno in un successo in termini di biglietti venduti e spazi pubblicitari. Perché, allora, la FIFA persegue questa crescita a ogni costo? Secondo Simon Chadwick, professore di economia sportiva e geopolitica presso la SKEMA Business School, la ragione potrebbe risiedere nella crescente concorrenza di altri sport.
Chadwick spiega che il presidente della FIFA Gianni Infantino sta cercando di garantire che il calcio “rimanga solido, rilevante e preminente”, evitando di perdere quote di mercato a favore di leghe come l’NBA, in espansione in Cina, India, Africa e nella regione del Golfo; la NFL, che sta facendo progressi in Europa; e la Formula Uno, la cui popolarità è cresciuta enormemente, soprattutto in Nord America.
