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Siamo cinici sul maxi accordo tra xAI e Anthropic

L’accordo Anthropic-xAI accende i riflettori sul futuro di SpaceX e sulla dissoluzione di xAI

Un’importante partnership è stata annunciata questa settimana tra Anthropic e xAI, con Anthropic che ha acquisito tutta la capacità di calcolo del data center Colossus 1 di xAI in Tennessee. L’accordo, tuttavia, solleva interrogativi significativi sul futuro di xAI, la sussidiaria AI di SpaceX, proprio mentre quest’ultima si prepara a quotarsi in borsa e sembra pianificare la dissoluzione di xAI come entità separata.

Durante un recente episodio del podcast Equity di TechCrunch, Kirsten Korosec, Sean O’Kane e Anthony Ha hanno discusso le implicazioni di questa mossa. Sean O’Kane ha sottolineato come la notizia sia giunta "dal nulla", mentre tutti gli occhi erano puntati altrove, definendo l’intesa come il passaggio di Anthropic al controllo di tutta la capacità di calcolo di Colossus 1 a Memphis, per concentrarsi sui propri prodotti AI più orientati all’impresa. Questo accordo appare come una "valvola di sfogo" per Anthropic, da tempo alla ricerca di maggiore capacità di calcolo.

Per xAI e SpaceX, l’operazione li trasforma in un "neocloud", una soluzione per utilizzare l’enorme capacità di calcolo che stavano costruendo, data la scarsa necessità per Grok, il loro chatbot, che "non sta infiammando il mondo" al di fuori di X come nuovo bot di tendenza. Kirsten Korosec ha spiegato che il concetto di neocloud implica l’acquisto di GPU da aziende come Nvidia per poi affittarle, anziché utilizzarle per l’addestramento dei propri modelli AI. Ha evidenziato come molte aziende che costruiscono data center tendano a prioritizzare l’uso interno della capacità di calcolo, suggerendo che xAI potrebbe non essere così impegnata nello sviluppo dei propri modelli AI all’avanguardia.

Anthony Ha ha fatto notare che Grok non è solo noto per contenuti "spiacevoli, se non apertamente illegali", ma anche per non essere considerato all’avanguardia, specialmente nel contesto dell’AI per le imprese, dove raramente viene impiegato per attività critiche. La vendita di infrastrutture potrebbe quindi essere diventata la principale fonte di reddito per xAI.

Kirsten Korosec ha offerto una visione "positiva", riconoscendo che xAI ha trovato un modo per fare soldi. Tuttavia, ha anche ammesso che per un’azienda come SpaceX-xAI, presentarsi come innovativa e lungimirante diventa difficile se la sua attività principale si riduce all’affitto di GPU, anziché utilizzarle per la propria innovazione.

Sean O’Kane ha adottato un tono più cinico, definendo l’accordo un "test cruciale" prima dell’imminente IPO di SpaceX. Ha citato le voci secondo cui gli stessi dipendenti di xAI usavano altri modelli, non Grok, portando a una significativa riorganizzazione interna e alla partenza dei co-fondatori, ad eccezione di Elon Musk, che avrebbe dichiarato di voler ripartire da zero con xAI. Nonostante SpaceX abbia pagato 250 miliardi di dollari per xAI, si parla ora della sua completa dissoluzione come entità separata all’interno di SpaceX, con Musk che la ribattezza "SpaceXAI".

Questa mossa, secondo O’Kane, potrebbe rappresentare un modello di business più credibile nel breve termine, potenzialmente più attraente per gli investitori in vista dell’IPO, offrendo maggiore affidabilità rispetto a quella di un laboratorio di ricerca AI all’avanguardia. Tuttavia, non è il tipo di attività che attira lo stesso tipo di investimenti esterni che si riversano nei veri laboratori "frontier AI", segnando uno dei maggiori punti di tensione emersi durante il processo di IPO. A ciò si aggiunge la causa ambientale che xAI sta affrontando per Colossus 1.

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