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La plastica fonde sui coralli

La piaga dell’inquinamento da plastica marina assume una nuova e inquietante forma. Ricercatori hanno scoperto che la plastica si sta fondendo con i coralli, dando vita a un nuovo conglomerato battezzato “plasticorallo”. Questa scoperta, che segna la prima volta che si osserva una fusione diretta tra plastica e coralli, aggiunge un capitolo preoccupante alla già grave crisi ambientale che affligge gli ecosistemi marini.

L’inquinamento da plastica è una realtà tristemente nota, con rifiuti che invadono spiagge, barriere coralline e le profondità oceaniche più remote. Si stima che milioni di tonnellate di plastica giacciano sui fondali. Da oltre mezzo secolo, gli scienziati documentano animali marini intrappolati o che ingeriscono detriti plastici, tanto che alcuni hanno proposto il termine “Plastocene” per definire l’era geologica iniziata negli anni ’50.

La rivelazione del “plasticorallo” è avvenuta durante un’indagine sulle spiagge delle Isole Ryukyu, nel Giappone meridionale. I ricercatori hanno notato piccole macchie dai colori vivaci incastonate nella ghiaia corallina bianca. Campioni prelevati da tre spiagge dell’isola principale, Okinawa, e analizzati in laboratorio tramite spettroscopia, hanno rivelato la presenza di polimeri derivati da comuni plastiche domestiche. Successive micro-TAC hanno mostrato come questi polimeri si siano fusi nei pori microscopici degli scheletri di corallo, integrandosi a tal punto da renderli inseparabili.

Sebbene non sia la prima volta che la plastica viene trovata inglobata nel mondo naturale – fenomeni come la “plastiskin” che ricopre cozze e alghe o la plastica fusa con rocce sono stati documentati – questa è la prima volta che si osserva una fusione con i coralli. Sebbene i frammenti di corallo, una volta spiaggiati, non siano più organismi viventi, essi svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi delle barriere coralline, fornendo una base stabile per nuovi insediamenti di coralli e creando rifugi essenziali per piccoli organismi marini.

Le precise implicazioni del “plasticorallo” per i coralli viventi sono ancora sconosciute. Tuttavia, ricerche precedenti hanno dimostrato che alcune sostanze chimiche rilasciate dalle plastiche comuni possono inibire la riproduzione dei coralli, e altri studi hanno evidenziato come frammenti di plastica possano trasportare agenti patogeni verso queste delicate creature marine.

Gli scienziati non sono ancora certi di come avvenga esattamente la fusione tra plastica e coralli. Le temperature degli oceani, pur essendo in aumento, non sono ancora sufficientemente alte per sciogliere la plastica. Sebbene anche la radiazione ultravioletta possa contribuire, i ricercatori ritengono che i falò da spiaggia siano il principale indiziato per la formazione di questi “plasticoralli”, come suggerito da un’osservazione di “plasticorallo” rinvenuto proprio nel sito di un falò su Chushu Beach.

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