Gli USA impongono visti di lavoro agli influencer stranieri per i Mondiali 2026
Influencer che copriranno i Mondiali di calcio del 2026 negli Stati Uniti non potranno creare contenuti monetizzabili sui social media senza un visto di lavoro. Questa è la chiara indicazione emersa da una dichiarazione congiunta rilasciata dalla Customs and Border Protection (CBP) e dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS). La decisione potrebbe avere un impatto significativo sulla strategia di trasmissione della FIFA, che include accordi con numerosi creatori internazionali su piattaforme come TikTok e YouTube.
In una dichiarazione rilasciata a El País, CBP e DHS hanno affermato che “recarsi negli Stati Uniti con l’unico scopo di creare contenuti (come influencer), generando così guadagni dagli Stati Uniti mentre si è nel Paese, è considerato lavoro e richiede il visto appropriato”. La dichiarazione specifica inoltre che coloro che non dispongono di un visto di lavoro e percepiscono un reddito potrebbero violare le condizioni del loro status migratorio.
I Mondiali del 2026 si preannunciano come uno dei più grandi eventi sportivi dell’anno e un’occasione estremamente popolare per gli influencer dei social media. Gli Stati Uniti ospiteranno 78 delle 104 partite in programma, distribuite in 11 città ospitanti, tra cui Los Angeles, New York, Miami, Dallas, Houston, Seattle, Atlanta e San Francisco. Uno studio condotto dalla FIFA e dall’Organizzazione Mondiale del Commercio stima che circa 6,5 milioni di persone parteciperanno alle partite del torneo nei paesi ospitanti. Gli Stati Uniti accoglieranno oltre la metà di questa cifra, con circa 3,7 milioni di spettatori, molti dei quali stranieri.
Negli ultimi mesi, la FIFA ha annunciato accordi con piattaforme come TikTok e YouTube per espandere la portata del torneo sui social media. Questi accordi prevedono la partecipazione di decine di influencer internazionali che, secondo YouTube, avranno un accesso senza precedenti a partite e attività legate alla Coppa del Mondo. “Non si limiteranno a reagire alla partita, ma porteranno una prospettiva nuova sulla Coppa del Mondo FIFA, includendo storie umane, analisi tattiche e azioni dietro le quinte che daranno vita al leggendario torneo mentre si svolge”, ha scritto Justin Connolly, responsabile globale dei media e dello sport di YouTube, sul blog della piattaforma di condivisione video all’inizio di quest’anno.
Nel caso di TikTok, l’accordo con la FIFA include la partecipazione di 30 creatori di contenuti provenienti da 11 paesi e 22 città in quattro continenti. Questi creatori, secondo una dichiarazione rilasciata dall’azienda a maggio, “rappresentano gli appassionati di calcio di ogni dove, riflettendo la diversità di voci e prospettive che definiscono il gioco, ed estendendo la scoperta del torneo ai fan ovunque si trovino, nelle lingue e nei formati che risuonano di più”.
Resta ancora poco chiaro se gli influencer inclusi in questi programmi possiedano la documentazione necessaria per intraprendere attività retribuite negli Stati Uniti. Per i creatori sprovvisti di un visto di lavoro, una possibile alternativa è il visto O-1, destinato a persone con “abilità straordinarie” in settori come le arti, gli affari, la scienza o lo sport. A differenza del visto B1/B2 per turismo o affari, il visto O-1 consente, a determinate condizioni, attività professionali sul territorio statunitense in cambio di remunerazione, incluse collaborazioni commerciali, tour promozionali e produzione di contenuti a scopo di lucro.
Rimangono interrogativi su come verrà verificato che gli influencer stranieri dispongano del visto appropriato per svolgere il loro lavoro e in quali condizioni queste normative verranno applicate. Il rapporto di El País suggerisce che le autorità statunitensi intendono rafforzare le ispezioni negli aeroporti e ai valichi di frontiera, oltre a monitorare l’attività digitale dei creatori di contenuti sospettati di violare le norme sull’immigrazione.
