Tech

Elon Musk: la meschinità eclissa la preparazione.

Elon Musk, il primo testimone nel caso Musk contro Altman, è apparso sorprendentemente apatico e impreparato sul banco dei testimoni. A differenza di una precedente causa per diffamazione dove aveva affascinato la giuria con il suo carisma, oggi è sembrato smarrito, animandosi solo quando vantava il suo presunto enorme contributo a OpenAI.

Nonostante l’accusa a Sam Altman di aver tradito la missione di OpenAI, Musk ha dedicato un tempo insolitamente lungo a parlare di sé, della sua biografia e delle sue varie iniziative non correlate a OpenAI. Ha persino dichiarato di lavorare “80-100 ore a settimana”, un dettaglio che ha sollevato interrogativi sulla natura del suo “lavoro”, incluse le sue numerose attività sui social media. In un momento di ironia, ha riassunto il suo ruolo in OpenAI dicendo: “Ho avuto l’idea, il nome, reclutato le persone chiave, insegnato loro tutto quello che so, fornito tutti i fondi iniziali. A parte questo, niente.”

Quando finalmente si è parlato di OpenAI, Musk si è dipinto come la forza trainante, motivato dalla preoccupazione per l’IA fin dall’infanzia e dalla necessità di impedire a Google di dominarla. Ha raccontato una conversazione con Larry Page di Google, in cui Page avrebbe mostrato indifferenza alla potenziale estinzione umana causata dall’IA, definendo Musk uno “specista” per la sua posizione pro-umana. Secondo Musk, OpenAI nacque per contrastare il potere di Google, e il reclutamento di Ilya Sutskever da Google portò Page a interrompere ogni comunicazione con lui.

Ribadendo il suo ruolo cruciale con la stessa frase, “Ho avuto l’idea, il nome, reclutato le persone chiave, insegnato loro tutto quello che so, fornito tutti i fondi iniziali. A parte questo, niente”, Musk ha fatto una pausa in attesa di risate che non sono arrivate, apparendo irritato. Ha sottolineato la sua scelta di non fondare OpenAI come entità a scopo di lucro. La testimonianza ha poi virato su concetti complessi come l’intelligenza artificiale generale (AGI), definita da Musk come il momento in cui un computer diventa “intelligente come o più di qualsiasi essere umano”, lasciando intendere la difficoltà della giuria nel seguire tali argomentazioni tecniche.

Un momento di ilarità, non compreso dalla giuria, si è verificato quando a Musk è stato chiesto di identificare l’ex membro del consiglio di amministrazione di OpenAI, Shivon Zilis, che lui ha descritto come la sua “capo di stato maggiore”. Si è poi tornati alle discussioni iniziali su come finanziare le enormi esigenze computazionali di OpenAI, inclusa l’idea di un braccio a scopo di lucro. Sebbene Musk fosse parte di queste conversazioni, si è tentato di evidenziare come le sue intenzioni differissero significativamente dal modello a scopo di lucro poi adottato, in cui lui non ottenne la quota del 55% inizialmente ipotizzata. Questa parte della testimonianza è apparsa confusa, sfociando in dibattiti sulle percentuali di capitale tra fondatori e finanziatori.

Tuttavia, molte di queste argomentazioni sembrano distogliere l’attenzione dal punto cruciale del processo: se OpenAI abbia tradito la sua missione originale e indotto Musk a una donazione caritatevole. L’argomento “ho accettato un modello a scopo di lucro, ma non QUEL modello a scopo di lucro” non appare particolarmente solido. La performance di Musk sul banco dei testimoni è stata descritta come poco incisiva e distaccata, un contrasto rispetto a precedenti apparizioni in tribunale in cui aveva dimostrato maggiore carisma. Forse, il suo atteggiamento riflette la convinzione di star sprecando il proprio tempo in questa causa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *