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PeopleFinders: il nuovo sito per controlli sui precedenti dei tuoi appuntamenti

Dating online, meno incertezze con "Stud or Dud": la nuova piattaforma che scansiona il passato dei potenziali partner

Quante volte ci siamo trovati, dopo aver conosciuto qualcuno su un’app di incontri e aver iniziato a fantasticare su un futuro insieme, a chiederci: "Questa persona è davvero chi dice di essere?". Un interrogativo comune che ha spinto molti single, per preoccupazione o semplice curiosità, a condurre indagini preliminari sui propri appuntamenti, tracciando la loro impronta digitale attraverso i social media o i profili LinkedIn in cerca di indizi.

Per rispondere a questa esigenza, è stata lanciata oggi negli Stati Uniti la piattaforma "Stud or Dud", che promette di introdurre maggiore trasparenza nel processo di conoscenza. Secondo il suo sito web, il servizio utilizza "registri pubblici, informazioni disponibili al pubblico e altre fonti consentite" per creare un profilo dettagliato dei potenziali partner. La piattaforma è stata sviluppata dall’azienda dietro PeopleFinders.com, il servizio di brokeraggio dati online noto per aggregare registri pubblici e renderli consultabili.

Con l’obiettivo di aiutare gli utenti a prendere decisioni informate e a identificare possibili segnali d’allarme, "Stud or Dud" raccoglie documenti giudiziari, dichiarazioni di fallimento, gravami fiscali, dati pre-pignoramento, elenchi telefonici, post sui social media e altro ancora. Tutto ciò confluisce in un’istantanea della vita personale del potenziale corteggiatore. Per avviare una ricerca, è sufficiente il nome o il numero di telefono della persona. I dati aggregati sono presentati in un unico rapporto, suddiviso in quattro categorie: finanze, proprietà o beni posseduti, storia lavorativa e precedenti penali. Ogni rapporto include anche una panoramica generata dall’intelligenza artificiale.

Lo strumento segnala inoltre ciò che identifica come "bandiere rosse" o "bandiere verdi" sulla persona. Ad esempio, i precedenti penali – come una guida in stato di ebbrezza o un periodo trascorso in prigione – sono indicati come "bandiere rosse". Tuttavia, Amber Higgins, CEO di PeopleFinders, incoraggia gli utenti a non emettere giudizi affrettati. "Forniamo informazioni sufficienti affinché l’utente possa determinare se si tratta davvero di una bandiera rossa per lui o meno. Questo dipende dalle aspettative sul proprio stile di vita", afferma. I rapporti, in tal senso, hanno un taglio prescrittivo, suggerendo quali dettagli di sicurezza considerare, come il numero di sfratti subiti o l’eventuale iscrizione a un registro di aggressori sessuali. È disponibile anche un assistente AI, soprannominato "il detective degli appuntamenti", con cui gli utenti possono chattare per consigli sui primi appuntamenti o suggerimenti generali.

Secondo l’azienda, uno dei principali utilizzi storici di PeopleFinders.com è sempre stato legato alla sicurezza negli incontri online. "Il dating moderno è cambiato drasticamente, e gli strumenti che le persone hanno utilizzato per stabilire la fiducia non sono stati al passo", spiega Higgins. "Le persone si incontrano tramite app di incontri, social media, messaggi diretti. Hanno pochissimo contesto su chi sia effettivamente dall’altra parte." Sebbene alcuni possano considerare che il punto cruciale degli appuntamenti sia proprio la navigazione nell’ignoto delle fasi iniziali, la Higgins aggiunge che il sito, che richiede un abbonamento, è stato creato per fornire un contesto aggiuntivo sui potenziali partner. Lo raccomanda come un "compagno" per le app: "Serve a confermare la fiducia che riponete in un profilo di dating".

Mentre la verifica online si presenta come una misura di sicurezza cruciale e parte integrante del processo di appuntamenti moderno – basti pensare che, secondo l’FBI, i frequentatori di San Francisco hanno perso oltre 40 milioni di dollari in truffe romantiche nel 2025 – sorgono anche legittime preoccupazioni riguardo a possibili opportunità per malintenzionati di sfruttare le informazioni raccolte dal sito. La piattaforma, infatti, presume che la persona che effettua la ricerca sia quella a rischio, ma non sempre è così.

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