Il secondo intercalare non c’è più
Addio ai Secondi Intercalari: Un “Salto Orario” nel Lontano Futuro per Mantenere il Tempo
Il mondo si prepara a dire addio ai controversi secondi intercalari (leap seconds). A partire dal 20 maggio 2027, data scelta non a caso, questa pratica cinquantennale verrà definitivamente abbandonata, promettendo di semplificare la gestione del tempo a livello globale. La decisione, maturata dopo anni di dibattiti e preoccupazioni per le potenziali criticità, in particolare per l’inedito “secondo intercalare negativo”, segna un cambiamento significativo nella sincronizzazione tra tempo atomico e astronomico.
I “secondi intercalari positivi” hanno causato problemi per oltre mezzo secolo, ma la vera spinta alla modifica è venuta dal timore che un “secondo intercalare negativo” potesse avere conseguenze molto più gravi, poiché i suoi effetti non erano mai stati testati. Patrizia Tavella, direttrice del dipartimento del tempo del Bureau International des Poids et Mesures (BIPM), ha confermato queste preoccupazioni a WIRED, spiegando che “la probabilità di un secondo intercalare negativo ci ha convinto a fissare la data di applicazione nel 2027”. L’urgenza è stata accentuata da test condotti da un gruppo di standard industriali che “hanno mostrato diversi fallimenti con un secondo negativo”.
La data del 20 maggio 2027 non è casuale: coincide con l’anniversario della firma della Convenzione del Metro del 1875, che istituì il BIPM, ed è anche la Giornata Mondiale della Metrologia. Un momento simbolicamente perfetto per segnare il passaggio del tempo, o più precisamente, la sua ridefinizione. Per gli operatori e i sistemi, la notizia è un sollievo. “Il bello è che non dobbiamo fare nulla!” afferma Tavella. “Basta continuare ad accumulare secondi e minuti ‘normali’ di 60 secondi.” Un’opinione condivisa anche da esperti come Levine, che scrive: “La vita avrà una scocciatura in meno.”
Tuttavia, l’eliminazione dei secondi intercalari non significa che il tempo atomico e il tempo astronomico smetteranno di divergere. Per affrontare questo inevitabile scostamento nel lunghissimo termine, il BIPM ha anche concordato la creazione di un’ora intercalare, o “leap hour”. Data la lentezza con cui i secondi intercalari si accumulano, l’introduzione di un’ora intercalare è un evento proiettato in un futuro remotissimo, probabilmente millenni, considerando che un’ora conta 3.600 secondi.
“Non parliamo ancora di un’ora intercalare,” precisa Tavella. “Se i sistemi si basano su UTC (Tempo Coordinato Universale), non hanno nulla da fare. Se invece si affidano a UT1 (Tempo Universale 1), dovranno essere in grado di utilizzare l’informazione UT1-UTC che, in futuro, sarà maggiore di 1 secondo.” In altre parole, la responsabilità di gestire il divario crescente ricadrà sulle generazioni future, che dovranno trovare il modo di adattarsi a questa progressiva, ma lenta, discordanza temporale.
