La vera minaccia alle elezioni di metà mandato sono i comuni americani che pensano che la violenza sia la risposta
Un nuovo studio sul controverso assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 rivela che l’evento non fu primariamente opera di estremisti o gruppi marginali di miliziani, ma piuttosto di "normali americani". Questa è la conclusione centrale del nuovo libro di Robert A. Pape, Our Own Worst Enemies: America in the Age of Violent Populism, che analizza i dati sugli arrestati e incriminati a seguito dell’attacco.
Mentre organizzazioni come i Proud Boys e gli Oath Keepers hanno dominato i titoli dei giornali, i dati raccolti da Pape, direttore fondatore del Chicago Project on Security and Threats (CPOST), mostrano che la stragrande maggioranza (il 90%) degli imputati non aveva alcuna affiliazione con milizie o organizzazioni militanti. L’analisi di Pape ha rivelato che il 22% degli accusati era proprietario di un’attività, e quasi il 30% possedeva una laurea. Tra i fermati figuravano medici, ingegneri, amministratori delegati e dipendenti governativi. Quasi il 40% ricopriva posizioni impiegatizie, mentre solo l’8% dei partecipanti era disoccupato.
Queste scoperte sono cruciali per comprendere l’avvertimento centrale del libro di Pape: gli americani non capiscono che la minaccia della violenza politica non proviene dai margini, ma dal cuore della società. "Mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato del 2026, le elezioni statunitensi stanno entrando in una zona di pericolo in cui il potere statale, la protesta e la legittimità politica si scontrano sempre più", scrive Pape nel suo libro. "Per la maggior parte degli americani, la violenza politica è ancora intesa come episodica – scioccante quando scoppia ma destinata a svanire. Questa ipotesi è rassicurante. È anche sempre più pericolosa."
In un’intervista con WIRED, Pape ha definito il populismo violento come "un clima politico pericoloso in cui segmenti sostanziali del pubblico accettano sempre più la forza fisica come strumento legittimo per ottenere, preservare o difendere il potere politico". Questo fenomeno è in crescita a causa di un profondo scontro culturale sulla natura dell’identità e della cittadinanza americana, esacerbato da una retorica d’élite che inquadra la politica come una lotta esistenziale tra nemici. Tale dinamica strutturale, conclude Pape, trasforma cittadini ordinari e mainstream in partecipanti attivi all’aggressione politica.
