Twitch e Amazon denunciati per l’addestramento dell’IA con i contenuti degli streamer
Un’azione legale collettiva ha colpito Twitch e Amazon, accusate di aver utilizzato i contenuti dei propri streamer per addestrare modelli di intelligenza artificiale senza il loro consenso. La causa è stata intentata da Warren Pandiscia, uno streamer del Connecticut, come riportato per la prima volta da Courthouse News, sostenendo che le aziende non hanno mai ottenuto il permesso dai creatori di contenuti.
Secondo la denuncia, Amazon e Twitch avrebbero impiegato i flussi e i video di Pandiscia come “dataset necessario per alimentare i prodotti di IA di Amazon” senza ottenere le dovute licenze o permessi. La questione è emersa poco dopo che Twitch Support aveva annunciato su X l’introduzione di un’opzione per disabilitare l’uso dei contenuti del canale per l’addestramento di modelli IA generativi di Amazon. In un successivo stream “Patch Notes”, Mike Minton, Chief Product Officer dell’azienda, ha suscitato polemiche affermando che “se fosse stata un’opzione di adesione [opt-in], nessuno avrebbe aderito”, rispondendo a una domanda sul perché l’impostazione fosse abilitata di default, richiedendo quindi un’azione di rinuncia (opt-out) da parte degli utenti.
La class action sostiene che le aziende abbiano commesso una violazione del contratto, trasformando gli streamer in “merce di addestramento gratuita per prodotti di IA commerciali separati”. La denuncia accusa inoltre Twitch e Amazon di aver beneficiato ingiustamente dei propri creatori di contenuti, i quali avrebbero “perso denaro o proprietà a seguito delle pratiche illecite, sleali e fraudolente dei convenuti”.
Questo caso non è isolato nel panorama tecnologico. All’inizio di quest’anno, tre YouTuber hanno avviato una class action simile contro Apple, accusando l’azienda di aver utilizzato contenuti protetti da copyright per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale.
