Elon Musk, Sam Altman e l’errata lettura della fantascienza
Da oltre un secolo, la fantascienza ha spesso utilizzato l’idea di fondare colonie su altri pianeti come metafora per denunciare l’imperialismo terrestre. Una critica che, curiosamente, si scontra oggi con le ambizioni dei magnati tecnologici, alcuni dei quali sembrano ignorarne la satira sottostante. Perfino imperialisti come Cecil Rhodes, d’altra parte, fantasticavano sulla colonizzazione spaziale, affermando: "Annetterei i pianeti, se potessi".
Non sorprende che un giovane Elon Musk, leggendo "Guida galattica per gli autostoppisti" in Sudafrica, non abbia colto la sua critica all’apartheid, interpretandola invece come una lezione sull’importanza di porsi la giusta domanda. L’aspetto più singolare è che abbia mantenuto questa interpretazione fino alla tarda mezza età, soprattutto considerando quanto gran parte del libro appaia oggi come una parodia dello stesso Musk.
L’antieroe della "Guida" è Zaphod Beeblebrox, un megalomane con due teste e tre braccia, più volte votato "Essere senziente peggio vestito dell’universo conosciuto". Inventore del Pan Galactic Gargle Blaster e presidente part-time del Governo Galattico Imperiale, Beeblebrox è una figura di facciata, scelto non dagli elettori ma dal governo stesso per distrarre dalle proprie attività criminali. Le sue qualità richieste non sono quelle di leadership, ma piuttosto "quelle di una rabbia finemente giudicata".
Beeblebrox viaggia per la galassia a bordo della sua astronave rubata, la Cuore d’Oro, finendo in una disavventura dopo l’altra. Tutto ciò serve a distogliere l’attenzione dal fatto che la galassia è in realtà gestita da corporazioni oscure come la Sirius Cybernetics Corporation, che produce non solo astronavi, ma anche computer e robot dotati di GPP (Genuine People Personalities). È anche l’unico essere ad essere sopravvissuto al Vortice di Prospettiva Totale. Entrando nel Vortice, si ottiene una prospettiva completa del proprio posto nell’universo, scoprendo di essere insignificante a livello galattico, conoscenza che di norma annienta il cervello. Non per Beeblebrox, che scopre di essere "l’essere più importante dell’intero Universo, qualcosa che finora aveva solo sospettato".
Decenni dopo aver letto la "Guida", quando Musk era ben avviato a diventare la persona più ricca del pianeta, lanciò un razzo SpaceX con a bordo una Tesla Roadster. All’interno della Roadster, aveva collocato una copia digitale di "Fondazione" di Asimov e un cartello "DON’T PANIC" sul cruscotto. Avendo deciso di andare su Marte per costruire un pianeta di lusso su misura, Musk, senza alcuna ironia, suggerì di chiamare la prima nave SpaceX diretta su Marte la Cuore d’Oro, in omaggio a Beeblebrox.
Anche Jeff Bezos ha fatto risalire le sue ambizioni di costruzione di lussuosi pianeti "Magrathean" alla sua infanzia. Bezos è nato nel New Mexico nel 1964, l’anno in cui la NASA lanciò la sonda Mariner 4, il primo veicolo spaziale a sorvolare Marte. L’idea che Marte potesse essere un luogo per l’insediamento umano cominciò a prendere seriamente piede negli anni ’90, quando Bezos e Musk iniziavano ad accumulare milioni, persino miliardi, di dollari e si chiedevano cosa fare con somme così inimmaginabili. Nello stesso periodo, scrittori e scienziati cominciavano a immaginare modi per rendere Marte abitabile. Lo scrittore di fantascienza Kim Stanley Robinson pubblicò la trilogia di Marte – in cui gli scienziati della Terra hanno terraformato il pianeta per renderlo adatto all’insediamento umano – e nel 1996, l’ingegnere aerospaziale Robert Zubrin pubblicò un libro, scritto in collaborazione, intitolato "The Case for Mars". "Esplorare Marte non richiede nuove tecnologie miracolose, porti spaziali in orbita o giganteschi incrociatori interplanetari", scrisse Zubrin. "Possiamo stabilire il nostro primo piccolo avamposto su Marte entro un decennio".
